3.DETTAGLIO CUCINA

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L’arte del recupero.

29 novembre 2015 | Nessun commento

Il magazzino del brocante è per me una specie di wunderkammer, ovvero quella “stanza delle meraviglie” piena di oggetti strani, dal gingillo al teschio umano, rappresentata in vari dipinti rinascimentali e poi barocchi. Ecco, è un posto un po’ così, dove bisogna avere l’occhio di lince perché l’oggetto interessante può essere sepolto sotto mucchi di cianfrusaglie. Il rigattiere è un luogo non convenzionale in cui non esistono regole formali. Si può negoziare, addirittura barattare e a volte si possono realizzare veri affari se il venditore non ha la minima idea di chi sia Gino Sarfatti e di quanto possa essere stimato quel suo lampadario appeso là in fondo tra i rottami. Anche la soffitta della nonna è una camera delle meraviglie e trovo di valore inestimabile un oggetto tramandato dalla famiglia. La mia fortuna è che la nonna, quando aveva la mia età, era un’appassionata ricercatrice di antichità e oggetti vari che adesso io eredito. Se avete ancora occasione di frequentare la casa della nonna non disdegnate quella credenza con i piedini a pomello e l’anta di vetro, dove siete abituati da sempre a vedere il servizio buono e che lei tanto desidera offrirvi in dote.
Immaginatela in un contesto moderno, magari in corridoio vicino al bagno per riporvi gli asciugamani. Sarà rinfrescata e sdrammatizzata dalla sua nuova funzione e allo stesso tempo esaltata se contrapposta a una superficie moderna.

Il vaso di cristallo di Boemia invece era rimasto sepolto nella cantina dei miei genitori per 50 anni. Giaceva di una morte apparente imposta da mia madre che dopo averlo ricevuto in dono matrimoniale aveva deciso di liberarsene con discrezione. Considerato allora un oggetto kitsch e pesante (come direbbe lei) come una spallina anni 80 negli anni 80, oggi si merita di resuscitare e ottenere il suo piccolo ruolo di interprete ironico di se stesso.

Dal brucante ho trovato anche le sedie da scuola anni 50 perfettamente conservate. Il colore si accosta bene alle nuance del paesaggio Romantico ereditato da nonna Clara che simula a tutti gli effetti una finestra sulla campagna soprattutto se tolto dalla cornice, altrettanto antica ma più adatta a contornare un’immagine moderna.

Dopo

Prima

Questa Madonna arriva da un ex convento nel centro storico di Milano. Dovrebbe avere non più di 100 anni e mi fa venire in mente i Preraffaeliti. Si facevano chiamare così quelli della confraternita inglese di fine 800 che per opporsi alla corrente in voga allora, che proclamava come massimo esempio di arte pittorica quella del Rinascimento (Raffaello appunto), reinterpretavano con dolcestilnovo immagini bibliche del periodo precedente, il Medioevo. Per questo loro spirito ironico sono sempre stati i miei preferiti. Questo ritratto è in tutti i casi di forte impatto e difficile da adeguare a un ambiente domestico, per questo l’ho sdrammatizzato appoggiandolo a terra, come fosse provvisorio, con i contorni logori della tela in bella vista. In fondo lo dice anche la nuova tendenza WABI-SABI (concetto filosofico di bellezza secondo i giapponesi) che vuole le cose “imperfette e velate, orgogliose di esibire i segni del tempo”.

 

Il corridoio è stato per anni bistrattato a favore di grandi spianate per unificare i diversi ambienti spesso con l’illusione di recuperare più spazio. Non rinunciarci vuol dire avere uno spazio in più con cui giocare, arredandolo come fosse una galleria d’arte.

Il sottopiatto sbeccato fa parte di un vecchio servizio che ho acchiappato al volo durante lo sgombero del magazzino di un ristorante. Che queste stoviglie abbiano almeno cinquant’anni lo deduco dalla manifattura artigianale e dall’approssimazione degli smalti che rende ogni pezzo diverso dall’altro. E le sbeccature, che alla fine ho preferito non rattoppare, raccontano la storia meglio di quanto non faccia io.

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