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Come al Salone del Mobile.

30 novembre 2015 | Nessun commento

Le ultime edizioni del salone del mobile per me sono state il trionfo del sofà. Arredo di moda 60 anni fa, il sofà impera ancora in questi ultimi anni. E mentre la tecnologia avanza propendendo piastre a induzione, illuminazioni a led e oggetti stampati in 3D, lui resta quasi immutato. Rivisitato nella forma e nella tappezzeria, dalle texure optical al piet de poule, rieditato praticamente da tutti insieme alla sua inseparabile compagna: la poltroncina. Molto bene. La scoperta della mia poltroncina fine ottocento fra la paccottiglia in un magazzino di periferia è stata profetica.

Attenzione dunque, perché quella cosa ingombrante a casa della nonna, celata sotto la coperta a uncinetto, potrebbe essere la mitica poltrona 904 di Frau, classe 1930. Da bramare!

E come suddivisione tradizionale vuole, mentre la sala da pranzo ha un carattere più cerimonioso, il salotto si trasforma in una specie di sala giochi, con tutto l’occorrente per stimolare la creatività.
Tre mensole dall’estensione imponente sono dedicate alla raccolta di musica e cinema. Oggi avere così facile accesso a entrambe le cose tramite internet significa spesso rinunciare al piacere di comprare un CD o un vinile. Per me ancora oggetti di culto, magari nella loro versione deluxe, cartonata, che odora di cellulosa stampata da poco e che ritrae immagini meravigliose. Oggetti curati in ogni singolo dettaglio, che non solo rappresentano l’artista prediletto, ma sono talmente seducenti da diventare complemento d’arredo.
Gli appassionati condivideranno il mio fanatismo.

La libreria è sempre stata per me un altro oggetto di culto e la sua versione più classica, quella che sfrutta le altezze delle case di una volta, con la scala scorrevole per consentire l’accesso agli scaffali più alti, era letteralmente un sogno. Nel mio caso le due nicchie che incorniciano la finestra in salotto ne avrebbero accolto perfettamente una su misura. Non amando le laccature, ho fatto montare gli scaffali al grezzo (in frassino) per poi verniciarli come le pareti, ottenendo un effetto più omogeneo. La scala in ferro zincato ha ben evidenti le macchie delle saldature e la pedata in lamiera mandorlata enfatizza ancora una volta l’effetto industriale. In contrasto con il classicismo dei decori di soffitto e pavimento.

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