CAMPAGNA

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La cucina della trattoria di campagna.

29 novembre 2015 | 2 commenti

Trovo suggestivo come certe suddivisioni degli spazi testimonino le consuetudini di un tempo. Per esempio era consueto che la cucina fosse un ambiente di servizio, dove le donne stavano a brigare mentre i commensali aspettavano in sala da pranzo.
All’inizio del progetto avevo pensato di abbattere la parete d’ingresso a favore di una living room con cucina ad isola, poi ho deciso di rispettare la pianta originale. La verità è che in uno spazio aperto gli ospiti ti guardano spignattare con il calice in mano mentre tu piroetti tra la performance culinaria e l’intrattenimento, con l’altissimo rischio di buttare all’aria ore di preparazione. Per non parlare dell’entropia che si genera sul piano di lavoro a mezzo metro dalla tavola che hai preparato con minuzia. Meglio di no. La condivisione a tutti costi la abbandono agli anni 90. Meglio che la casa si esprima nella sua essenza autentica, con una cucina il cui stile calchi volutamente la sua funzione, con piani d’acciaio industriali contro ampie spianate di piastrelle e arnesi a vista. Come in una trattoria d’altri tempi.

L’aspetto della mia cucina ideale è il risultato di decine di immagini, suggestioni, odori e sapori che in tanti anni ho meticolosamente raccolto come in un album fotografico: la cucina della mia bisnonna Maria dove facevo merenda nei primi anni della mia vita, seduta su quel tavolo rettangolare in formica con le sedie abbinate verde turchese. E poi dopo, la cucina della nonna Gabriella con la tavola apparecchiata per il tè, con la tovaglia ricamata da lei stessa sempre perfettamente stirata e lievemente profumata di lavanda. E poi naturalmente la cucina della mamma, la fonte più generosa da cui abbia attinto, dall’immagine delle zuppiere antiche allineate sopra la cappa a quella dei mestoli di rame appesi sopra la stufa in ghisa. Ma la cosa che per me aveva più attrattiva era la dispensa a giorno.

Un piccolo vano ricavato fra una parete e l’altra, senza porta, completamente attrezzato e dedicato alla sistemazione su scaffali e mensole di scorte di cibo e utensili vari. Un’armonia fitta di colori, forme e profumi tutti ordinatamente disposti e pronti all’uso. Il corrispettivo della cabina armadio per una fashion victim. E poi c’è il vantaggio di avere sempre la cucina in ordine, sgombra da frigoriferi, pensili e mensolame vario che secondo me rubano spazio a composizioni più interessanti, per esempio vecchi arnesi provenienti da qualche cascina o un’olio su tela ereditato dalla nonna raffigurante una natura morta, magari rimosso da quella intelaiatura in cotone grezzo un po’ pesante che usava negli anni settanta e lasciata al vivo con le sue sbavature in bella vista. O una pendola, antica ma perfettamente funzionante, che suona ogni ora da più di cent’anni.

La pendola del 1800 viene dalla Cecoslovacchia. Era appesa nella penombra del corridoio, in casa della nonna, circondata da ninnoli vari. Difficile pensare a una sua collocazione alternativa che la svecchiasse senza privarla del valore che ha. Adesso il vecchio orologio, illuminato dal chiarore della cucina, dialoga con il rubinetto industriale in una nuova e decisamente più leggera interpretazione di sé.

Dopo

Prima

L’idea delle pareti quasi interamente rivestite di piastrelle rettangolari bianche mi viene dal fascino che hanno sempre esercitato su di me le cucine delle trattorie di provincia, quelle con i piani in acciaio fuori misura e il pentolone formato caserma col ragù dalla ricetta segreta che “pippa” (sobbolle a fuoco lento per ore) indisturbato mentre la matrona dal grembiule sghembo si aggira fra i bancali con il mestolo in mano. La ragion d’essere della piastrella è semplice: è più igienica dato che si pulisce più facilmente e mantiene fresco l’ambiente. Per restare in tema con l’atmosfera “professionale” ho disegnato una cucina con un piano di lavoro molto lungo e più profondo rispetto ai canonici 60 cm., in modo da poter lavorare comodamente anche in coppia. Lo scheletro è interamente realizzato in legno, perché tutto il blocco resti caldo e “sordo”; le cucine industriali dei ristoranti realizzate interamente in acciaio, hanno la caratteristica di produrre stridori metallici al loro interno, in corrispondenza delle ante e dei ripiani chiusi, dando un senso di freddezza poco adatto a un ambiente domestico.

2 commenti

  • Alessandra Fonda scrive:

    Il vecchio orologio della nonna che dialoga con il rubinetto industriale…mi piace ASSAI;-)))

  • arrigo scrive:

    complimenti dal tuo papino “ignorante”.
    mi piace molto come hai saputo assemblare le tradizioni e la storia dell’immobile con i tuoi ricordi dell’infanzia.
    ti voglio bene e sono fiero di te.

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