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Angolo acquatico.

12 maggio 2016 | Nessun commento

Anche in questo capitolo le mie sono suggestioni più che nozioni pratiche.
Chi non subisce il fascino dello stagno? Quello popolato da un fittissimo intreccio di piante galleggianti tra cui qua e là fa capolino un fiore meraviglioso? E il mistero di quello che sta sotto l’acqua? Un mondo animato da un mini ecosistema che prende vita da pochi facili gesti: basta munirsi di un contenitore, magari vecchio, di zinco, di quelli che si recuperano dal rigattiere. Acqua, terra di campagna, quella “vera” per intenderci, non la torba che si compra nei vivai, perché rimane più pesante e si deposita facilmente sul fondo senza lasciare detriti galleggianti. Qualche sasso, magari un po’ di ghiaia. Il fondo fangoso è l’habitat ideale per una ninfea. Resistente anche alle più basse temperature, fiorisce in maniera spettacolare, moltiplicandosi negli anni attraverso i rizomi (ingrossamento alla base del fusto che produce nuove gemme). Il fiore, che profuma delicatamente di vaniglia, dà spettacolo aprendosi la mattina e richiudendosi al calar del sole per tre giorni consecutivi. Dopodiché muore lasciando la scena al successivo fiore nascente in un turnover che dura da maggio a fine estate.

Nymphaea.

Si può aggiungere qualche pianta ossigenante e qualche altra filtrante, che aiutano l’acqua a mantenersi pulita in modo naturale e per chiudere il ciclo vitale, un paio di carassi, che si nutriranno delle larve di zanzara che la presenza dell’acqua farà quasi certamente proliferare.

Poi c’è la famiglia allargata delle graminacee palustri che danno all’ambiente quell’aria scompigliata e selvaggia. Ma il mio prediletto in fatto di acquatiche è l’Iris blu, perché gli si attribuiscono doti esoteriche dai tempi degli Egizi e perché è citato in dipinti di tutte le epoche proprio per il suo carico simbolico. Il suo nome botanico è Iris Louisiana Sinfonietta, fiorisce dai rizomi a metà maggio e si coltiva in acqua fino a una profondità di dieci centimetri o su terreni umidi.

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